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Il dovere di protezione sanitaria dei detenuti nelle carceri italiane  al  tempo del Coronavirus.

Anche per la protezione sanitaria dei detenuti vale l’art. 32 della Costituzione secondo cui  “La Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” Si tratta di un diritto fondamentale  dell’uomo,  a prescindere se cittadino o straniero, se clandestino o regolare, se libero o detenuto. Non a caso l’art. 32 della Costituzione parla di “individuo”  cioè di “persona”  a differenza di altre  norme dove alcune garanzie sono riservate ai soli “cittadini” (es.: diritti politici, elettorato attivo e passivo).

A sua volta l’art. 11 della legge 354/1975 (Ordinamento Penitenziario nel testo più volte aggiornato)  stabilisce che i detenuti hanno diritto alle prestazioni sanitarie di profilassi e di cura. Ciò è in perfetta armonia col principio  cardine del nostro sistema sanitario che si fonda non solo sulle cure ma anche sulla prevenzione delle malattie “in ogni ambito di vita e di lavoro”.(art. 2  legge 833/78 di Riforma Sanitaria).

Ne consegue che  in una situazione di epidemia grave, come quella in atto da coronavirus,  è obbligo dello Stato ridurre al minimo i rischi per i detenuti,  così come per tutti gli altri cittadini, prevenendo le possibilità di contagio.

Le disposizioni governative vietano le aggregazioni di più persone e si riferiscono ai  luoghi dove l’aggregazione è certa (cinema, teatri, bar, ristoranti, treni, ecc.). Dopo il Dpcm dell’11.3.20 non si può neanche uscire di casa salvo comprovati motivi di lavoro, salute, necessità. Il carcere in Italia  è un luogo di aggregazione forzata anzi di  sovraffollamento. Si può dire perciò che il carcere è uno dei luoghi più pericolosi per il contagio da coronavirus stante il suo sovraffollamento strutturale.

Molto opportunamente in questi giorni sono stati richiesti  interventi urgenti per la protezione sanitaria dei detenuti. Tra gli esperti di diritto penitenziario basta citare Santi Consolo,  ex capo del dipartimento dell’amministrazione carceraria secondo cui “…necessitano misure deflattive, anche normative, immediate da assumere garantendo la sicurezza”. Consolo auspica  “una rapida disponibilità di quantitativi adeguati di braccialetti elettronici per consentire esecuzioni penali domiciliari alternativi al carcere per coloro che hanno pene residue brevi e per reati non particolarmente allarmanti” .

Secondo Consolo, inoltre , occorre “……. individuare all’interno di ciascun istituto le disponibilità di stanze singole di quanti, per ragioni sanitarie, potrebbero necessitare di tali stanze e non potranno fruire di benefici.  (le dichiarazioni di Consolo si trovano in un’intervista rilasciata al quotidiano “il dubbio” del 10 marzo u.s.)

l’Associazione “Nessuno tocchi Caino”, da anni attiva a difesa dei diritti dei detenuti,  propone  «l’amnistia e l’indulto a partire da chi deve scontare brevi pene o residui di pena da espiare, tenuto conto che ci sono 8.682 detenuti che hanno un residuo pena da scontare inferiore ai 12 mesi e altri 8.146 che devono scontare pene tra 1 e due anni». Questi numeri si riferiscono ad una popolazione carceraria complessiva pari a 61.230 (al 29 .2.20– fonte Min. Giustizia).

Riccardo Magi,  deputato di  Radicali e Più Europa,  è sulla stessa linea chiedendo “provvedimenti urgenti deflattivi attraverso la liberazione anticipata e arresti domiciliari”.

Al di là di queste isolate voci,   quasi nulla proviene dal mondo politico tutto intento ad omaggiare, per evidenti ragioni di adulazione popolare,   il giustizialismo imperante , altro virus non meno dannoso per lo Stato di Diritto  di quello biologico per il corpo umano.

Eppure si  apprende  che in Iran,  Stato Teocratico e per ciò stesso non di Diritto,   sono state liberate, per contenere la diffusione del  Coronavirus nelle carceri ,  70.000 detenuti,  sia pure con permessi temporanei (annuncio ufficiale del capo della Magistratura iraniana Hojatoleslam Ebrahim Raisi riportato dall’agenzia iraniana  Tasnim- (da ANSA.IT Mondo del 9.3.20). In tema di protezione sanitaria e diritti umani veniamo dopo gli  Ayatollah ?

Al rischio dei detenuti per la maggiore esposizione al coronavirus stante il sovraffollamento delle carceri si accompagna il rischio , altrettanto grave degli agenti e dei funzionari dell’Amministrazione Penitenziaria  che godrebbero anch’essi, ove fossero attuati gli interventi auspicati,  di una protezione sanitaria maggiore .

Non c’è altro da aggiungere . La situazione è grave nel mondo carcerario per detenuti ed agenti. Bisogna intervenire perché siamo tutti uguali di fronte alla legge ma anche di fronte alla malattia.

Avv. Ernesto Mancini – Foro di Verona

12 marzo 2020

Pubblicato il: 12 Marzo 2020

Un Commento

  • Concordo completamente e mi associo a quanto sostenuto dal collega di Verona. Si parla e straparla di evitare gli assembramenti e i contatti ravvicinati, poi volutamente non si vuole parlare della gravissima situazione del sovraffollamento carcerario. La risposta dell’attuale ministro della giustizia e una NON RISPOSTA. Cosa significa che non si possa cedere di fronte alla violenza. Quando le ribellioni nelle carceri sono dovute proprio alla miopia dei populismi di ogni colore. Quando i problemi potrebbero essere meglio governati con una seria e allargata applicazione di misure alternative alla detenzione carceraria. Il carcere non può essere il dimenticatoio delle coscienze finte perbeniste e la discarica della società.

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